
ACEA torna alla carica, e ripropone la richiesta di tornare a captare acqua dal lago?
Il prelievo sarebbe effettuato in un arco di tempo limitato e servirebbe a garantire una corretta manutenzione dell’impianto e a verificare la sua operatività.
Questo lascia pensare l’insolito attivismo di tecnici di ACEA presso l’opera di captazione nell’area della Marmotta, al cui interno è posizionato un misuratore di portata gestito autonomamente dal Parco per verificare che la saracinesca di sbarramento sia effettivamente chiusa.
L’acqua del lago non si deve toccare.
Saranno pur vere le esigenze tecniche, ma noi chiediamo innanzitutto di limitare all’essenziale il prelievo che, per come era programmato, comporterebbe un abbassamento del livello di circa 3 cm, con un rilevante arretramento della linea di costa dovuto alla pendenza molto bassa della spiaggia: gli effetti negativi sull’ecosistema sarebbero consistenti.
Il nostro timore è che si cominci così per poi aumentare la portata prelevata man mano che si avvicina l’estate, tornando a minacciare il delicato equilibrio del lago: non ci sarebbe da stupirsi, visto che i vertici di ACEA sono ancora sotto processo per presunto disastro ambientale causato, qualche anno fa, dal prelievo abnorme dell’acqua del lago di Bracciano.
Ma poi: i Sindaci sono stati informati?
Il Parco è stato interpellato?
E’ stata interessata tutta la comunità del parco, coinvolta nel “contratto di lago” approvato anni fa?
Perché tutto avviene nella totale assenza di trasparenza e in assoluta mancanza di informazione ai cittadini?
Il Sindaco di Anguillara, nel cui territorio è situata la stazione di ACEA, non pensa sia opportuno intervenire con decisione per bloccare ogni eventuale abuso? Oppure si gira dall’altra parte, per non vedere, magari auspicando che il livello del lago si abbassi al punto da liberare tanta altra spiaggia? Anche questa è una domanda lecita, visto lo sconcio che Pizzigallo vorrebbe realizzare sul lungolago, prendendo ad esempio lungomare e spiaggia di Ladispoli.

La gestione dell’acqua, bene comune, da una SpA è contro ogni logica, e anche contro l’esito referendario del 2011.
La gestione dell’acqua non può generare profitti, ma deve essere pubblica e finalizzata a garantire sempre più alti valori di qualità del servizio, che vuol dire acqua potabile (per davvero), a tutti senza interruzioni, e a costi bassi